Zeta.. L'inizio di una storia 4
by slavezeta“L’arco di tempo dall’ultima telefonata, era un vuoto pieno di domande a cui non riuscivo di dare una risposta..”
Mentre sono in cucina che preparo le brocche di vino, sono mille i pensieri che mi passano per la mente. Non riesco a concepire un pensiero lineare, non riesco proprio a pensare a nulla. Mi batte il cuore forte, cosi prendo il cellulare e provo a scrivere a Zeta, le chiedo di andare in bagno che ho bisogno di parlare con Lei, ho bisogno di risposte, senza pensare scrivo, ed invio.
Controllo nuovamente il suo ultimo collegamento ed è fermo al pomeriggio della nostra ultima chiamata. Mentre ho il telefono in mano, vedo le stanghette di notifica diventare blu.
Ha preso il telefono.. sta leggendo. Dopo ne anche un paio di secondi vedo che mi sta per scrivere. Ed ecco la risposta: “OK”
Finisco di preparare il vino e lo porto al tavolo. Guardo Zeta negli occhi, mentre lei è avvinghiata dalle braccia del signor Emilio, le teneva un braccio intorno al collo e finiva con la mano dentro la sua canotta, era chiaro che avesse il seno in mano e ci giocava mentre parlava con gli altri ospiti, che nel tempo in cui io sono stato in cucina, erano passati dal loro tavolo al tavolo del signor Emilio.
Vasile l’uomo di prima si era seduto all’altro lato di Zeta e aveva una mano sopra le sue gambe, la minigonna luccicosa era risalita ed era ben in vista la mutandina nera, che era stata slabbrata e spostata di lato, lasciando parte della fighetta di Zeta in vista, ma oltre il signor Emilio e Vasile, nessuno riusciva ad avere una visione chiara come la mia che ero in piedi affianco a loro.
Passarono pochi secondi e due dei sei invitati si alzarono ed andarono verso il bagno, dopo poco meno di altri venti secondi si alzarono Vasile e Zeta. Lui aveva in mano il cellulare di Zeta!
Era stato lui a rispondere al messaggio sicuramente. Mi sono sentito stordito. Avevo messo Zeta in una condizione scomoda. L’avevo esposta troppo.
Senza riflettere troppo li segui in bagno.
Appena entro vedo i due che si sono alzati per prima, in piedi sulla porta, mi stavano aspettando! Appena entro, mi spingono sul muro e mi immobilizzano senza dire una parola. Sto per reagire quando si apre la porta del bagno di fronte a me e vedo Lei in ginocchio che regge in mano il cazzo di Vasile, mentre lui sta pisciando. Lo sguardo di Lei è remissivo, timido, ma al tempo stesso vedo della lussuria nel suo sguardo, mi guarda e guarda quel cazzo che tiene con la mano destra, mentre con la mano sinistra sta massaggiando le palle gonfie di Vasile. Lui è leggermente di spalle, non si cura di nulla, posso vedere la sua dotazione, mentre ha i pantaloni abbassati fino le caviglie.
Man mano che piscia noto che la sua erezione è in aumento, e Zeta fa sempre più difficoltà a tenere il getto si piscio all’interno della tazza del bagno. Infatti parte del suo piscio finisce sui bordi e per terra. Lei mi guarda con la stessa paura negli occhi di chi ha fatto cadere per terra una tazza di latte, si vede che è dispiaciuta. Mentre osservo tutto questo, Vasile, si inizia a girare prima con la testa poi pian piano con il corpo, mentre ancora sta pisciando. Lei è seriamente in difficoltà ora, cerca di tenere quel cazzo fermo verso il Water, ma un movimento improvviso di Vasile, gli fa scivolare la presa e si ritrova praticamente con in cazzo in piena erezione proprio davanti alla faccia, lui con un ghigno di soddisfazione continua a pisciare e ancheggia con i fianchi, come se volesse imitare la brutta imitazione di un balletto. Il piscio finisce in faccia, sul petto e su parte del busto superiore di Zeta, che presa alla sprovvista, fa per coprirsi il volto con le mani, ma Lui prende in mano il suo cazzo e lo punta la dove le mani erano assenti, spostando volontariamente il getto per colpire Zeta sul viso.
Mentre il getto finisce pian piano la sua pressione, Lui si avvicina con il bacino verso di Lei, le sta offrendo il suo cazzo per farselo ripulire, è arrivato tanto da appoggiare il cazzo proprio davanti al viso. Poi la prende per i capelli e le avvicina le labbra alla sua cappella.
Di lì l’ordine:
Vasile: bacia il mio Cazzo troietta! Puliscilo.
I due suoi amici, ai miei lati iniziano a ridere
“Rimasi immobile. Non riuscivo a muovermi, non riuscivo a respirare. I due uomini ai miei lati ridevano ancora, un riso basso e grasso che mi entrava nelle orecchie come sabbia. Avevo le gambe di piombo. Zeta aveva gli occhi su di me, quegli occhi castani che conoscevo a memoria, e in quel momento erano pieni di qualcosa che non sapevo ancora come chiamare. Paura? Desiderio? Entrambi”.
Vasile le teneva ancora i capelli in pugno. Lei non si era mossa. Aveva le labbra schiuse, il respiro affannato, i capelli ricci scompigliati. Era ancora bellissima. Forse era ancora più bellissima proprio così.
Fui io a sbloccare tutto. Non con le parole, non con un gesto eroico. Sbattei gli occhi. Deglutii. E sussurrai solo: “Zeta.”
Lei chiuse gli occhi per un secondo. Li riapri. E fece ciò che non mi sarei mai aspettato: sorrise. Non a Vasile. Non ai due che mi tenevano fermo. Sorrise a me. Quel sorriso che cambiava la luce nella stanza in cui lei era presente. Il cuore mi si strinse e si allargò allo stesso tempo. Capii allora nel modo in cui si capiscono le cose che non hanno spiegazione razionale che qualsiasi cosa stesse accadendo, Lei era ancora mia. E io ero ancora suo. Per sempre.
Vasile insistette con la pressione del cazzo sulle sue labbra, e lei lo lasciò entrare. Lui sembrava quasi annoiato, come chi ha già ottenuto ciò che voleva. I due accanto a me si fecero da parte, ed uscirono dal bagno, restavamo solo noi tre.
Lei continuò a stare immobile, con la mano destra sempre a sorreggere le palle di Vasile, mentre lui si muoveva avanti e indietro, ogni tanto usciva il cazzo dalla sua bocca per strofinarlo sul suo viso, per poi rientrare ancora più in profondità nella sua gola.
Non so quanto sia durato il tutto.
Lui si scosto da dentro la sua bocca, solo dopo aver schizzato fino all’ultima goccia di sperma che aveva in corpo. Si risalì i pantaloni e se ne andò.
Andai vicino Zeta, l’aiutai a rialzarsi, era rossa in viso, era bellissima. L’abbracciai forte. Lei fece lo stesso con me pronunciando a bassa voce che mi amava. La lascia solo per qualche istante in bagno.
Uscii dal bagno con le gambe che mi reggevano a mala pena, tornai dietro al banco e versai il vino con le mani che ancora tremavano. Lo portai al tavolo, ma non trovai più nessuno. Erano andati via.
Fini di sistemare il ristorante, tranne il loro tavolo, mentre Zeta mi aspettava seduta al tavolo del Signor Emilio. Appena ebbi finito, me ne andai a casa.
Quella notte non dormii, nemmeno Zeta.
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