STORY TITLE: al ristorante 
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STORY

al ristorante

by elledi
Viewed: 598 times Comments 5 Date: 09-08-2026 Language: Language

In ginocchio, il cazzo in bocca, le mani aggrappate al culo, mi alza, mi gira, mi spinge contro la porta del bagno, mi divarica le gambe e da dietro spinge il cazzo largo e duro nella fica.
Questa potrebbe essere la fine del mio racconto, ma se vi interessa davvero, è dall’inizio che dovrei partire.
L. mi aveva chiamata alcuni giorni prima: “Ciao, come stai? Sono di servizio a Torino, ma sabato sera sono libero. Mi piacerebbe vederti, se ti va e se non hai già impegni.”
L. è stato per molto tempo il mio bull fisso. A parte la sua avversione per i privé — che invece a me sono sempre piaciuti molto — è sempre stato un ragazzo piacevole: non un grande conversatore, ma perfetto per passare del tempo insieme. Un bel fisico, una presenza decisa e quella sicurezza che riusciva sempre ad accendermi corredata da un’ottima dotazione. All’inizio della nostra liaison era molto peloso; poi, per sua scelta, dopo una serie di epilazioni laser, era diventato completamente glabro sul corpo.
Organizzo la serata e gli propongo di vederci per cena. Gli dico anche che ci sarà Di.
L. ha sempre avuto il dono della puntualità. Arriva, lo bacio e lo lascio in compagnia di mio marito mentre finisco di prepararmi.
Avevo scelto un ristorantino in un piccolo castello proprio sopra un lago. La serata era calda, estiva, così indosso una gonnellina ampia e una camicetta bianca sopra un reggiseno nero a balconcino, senza coppe. I capezzoli puntano la stoffa della camicetta bianca. Decido di fare a meno delle mutandine e, immancabili, scelgo delle scarpe argentate con un tacco vertiginoso.
Nulla di esagerato, forse, ma di certo un abbigliamento sexy pensato per non passare inosservata.
La breve salita verso il castello è acciottolata, e mi appoggio al mio toro per farmi aiutare in quel tratto breve approfittando del contatto con il suo corpo per verificare la tonicità del fisico.
Ci accomodiamo in una saletta dove ci sono altri commensali. Gli accenni alla complicità tra noi restano velati, ma sono più che sufficienti ad accendermi. A un certo punto mi alzo e dico: “Vado un attimo alla toilette.” Poi guardo L. e aggiungo: “Mi raggiungi?”
La toilette è fuori dalla sala, oltre un breve marciapiede esterno. Lo spazio è piccolo. Entro e lascio la porta socchiusa. Mi seggo sulla tazza e faccio pipì, quando arriva il vedermi in quella posa sconcia lo infoia. Abbassa i pantaloni ed io senza nemmeno asciugarmi mi inginocchio. Succhio avida il cazzo durissimo. Avvolgo con le labbra la cappella e scivolo lungo l’asta. Basta poco a farlo giungere al limite. Mi alza, mi gira sbattendomi contro la porta. Mi scopa la fica. Uno, due, tre colpi violenti e veniamo. La sborra calda mi riempe il ventre.
Usciamo come se nulla fosse, ma io sento ancora addosso il calore di quel momento. Stringo le gambe, sento lo sperma che già cola insieme ai miei umori. Al tavolo cerco di mantenere il controllo, anche se dentro di me il desiderio continua a crescere. Mi piace quella sensazione proibita, quell’equilibrio precario tra compostezza e sentirmi vacca. Volgo le spalle agli altri commensali e guido la mano di mio marito sotto la gonna fino alla mia fichetta fradicia. Capisce subito, indugia appena, poi ritrae la mano con un sorriso complice ed eccitato, assapora portandosi alla bocca le dita intinte nel mio piacere e nella sborra del mio toro.
Finiamo la cena con una tensione che diventa sempre più difficile da ignorare. Arrivati all’auto, mi siedo dietro. Non facciamo quasi in tempo a partire che sono nuda, sbottono i pantaloni e inizio a cavalcare il bull che è pronto, durissimo.
Indirizzo la cappella che sento bruciare in mano e mi impalo. Scopiamo. Di guida e osserva dallo specchietto senza dire nulla, partecipe a modo suo.
Le mie tette ballano al ritmo dell’amplesso e dei sobbalzi della strada. Il sudore di entrambi lucida i nostri corpi illuminati dai lampioni stradali. Le membra scivolano, il mio ventre produce suoni lussuriosi contro il suo. Con le mani strizzo i capezzoli di L che ricambia schiaffeggiandomi il culo e chiamandomi vacca. Giunto all’acme sfilo il cazzo ed in ginocchio con il culo per aria visibile dai finestrini laterali ingoio il cazzo giusto in tempo per ricevere il fiotto denso e copioso che mi riempie la bocca.
In macchina tutto diventa movimento, respiro, sguardi rubati nello specchietto., mentre io mi lascio andare a quel gioco di corpi, provocazioni e complicità. Le risate si mescolano ai sospiri, la strada scorre fuori dai finestrini e il desiderio ci accompagna fino a casa.
La serata è ancora lunga. So già che, una volta rientrati, la tensione non si spegnerà facilmente. Ho ancora voglia ed il mio culetto arrossato dalle sculacciate reclamerà ben altre attenzioni…
E so anche che domani, con ogni probabilità, mi toccherà lavare il sedile posteriore dell’auto del mio amato marito.
Elle

ADDED 5 COMMENTS:
  • avatar drake681 Che serata fantastica , sempre racconti al top

    10-08-2026 18:50:53

  • avatar Aspirantecuk Sei la troia giusta che noi uomini vogliamo! Vado a vedere le foto sono sicuro che sei una gran troia...

    10-08-2026 17:51:07

  • avatar fotoamator Sei proprio una femmina da sogno

    10-08-2026 14:39:05

  • avatar Sessantaquattro Mmm che vacca!!.. se sto sborrassi io in fica ti volerebbe per ore!!!

    10-08-2026 09:30:32

  • avatar andrea1962 Mmm fantastica sei fantastica, un bel racconto, come mi piacerebbe essere a posto del tuo bull

    10-08-2026 06:01:43






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