STORY TITLE: ...l'inattesa marocchina....-Parte 2 
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STORY

...l'inattesa marocchina....-Parte 2

by Pony11
Viewed: 332 times Comments 0 Date: 11-03-2026 Language: Language

…continua…
al mattino mi svegliai, con la carezza di una mano sul mio cazzo, che era in piena erezione mattutina. Un immediato bacio con lei, coccole e l’inizio di una sega.
Ma lei poi improvvisamente, ma con un gran sorriso e movimenti quasi saltellanti da ragazzina si alzo, dirigendosi in bagno, ancora indelebile nella mia mente, lei che saltella leggera con i suoi lunghi capelli neri che svolazzano, verso la porta del bagno. Pochi istanti e il rumore della sua urina schizzata nel water seguita dal rumore della doccia.
Mi alzai, la spiai per un attimo in doccia, poi frugando nella cabina armadio, presi una mia maglietta, di quelle pubblicitarie di una nota azienda che produce elicotteri, la posai sulla poltroncina davanti alla quale, lei, ad inizio della notte, aveva lasciato i sandaletti con il tacco. Infilato un leggero pantaloncino da casa, scesi nel bagno del piano terra e poi andai in cucina a preparare una colazione, di cui entrambi avevamo bisogno. Dopo i temporali il sole splendeva alto, era oramai mezza mattina, erano secoli che non mi svegliavo così tardi.
Non so quanto tempo era passato, ma silenziosamente comparve, indossando la maglietta dalla quale spuntavano, quasi volendo perforarla, i suoi capezzoli. La stoffa bianca le faceva da micro vestitino coprendola quanto basta per arrivare al termine del suo meraviglio (non finirò mai di scriverlo) culetto.
Subito ci damò un bacio a stampo seguito da un altro, ma con un frullare di lingua da adolescenti e le mie mani sul culetto. Poi lei subito si sedette a mangiucchiare biscotti, frutta, yogurt mentre io le servivo un caffè.
Mentre mangiavamo, in modo naturale come una coppia consumata, le dissi che avremmo potuto fare una corsa al mare, in due ore saremmo arrivati. Lei rispose, che non le sarebbe dispiaciuto, ma che prima avrebbe voluto passare a casa per cambiarsi e prendere un costume. Replicai che per me bastava la magliettina, rispose con un sorriso.
Ci alzammo e mentre lei si dirigeva nel salotto per recuperare il suo intimo ed il vestito, la bloccai. Ero troppo preso eccitato da quella finta ragazzina marocchina di 42 anni. La baciai con fervore, le lingue si incrociavano in bocca, lo scambio delle salive, lei mie mani una al culetto ed una al suo seno. Lei subito andò ad afferrare il mio cazzo già duro ed inizio a segarlo. Di colpo la voltai appoggiandola allo schienale del divano, era leggermente piegata con la schiena, puntai il cazzo da dietro alla sua figa, entrai con un colpo deciso, ma non rude, era già fradicia e calda. Le tolsi la maglietta. La mia presa passò alle sue tette, mentre la scopavo la temevo per le tette, lei con la testa girava a dx e sx cercando il mio sguardo e facendomi capire che voleva baci. Affondavo sempre con più vigore nella figa, colpi determinati forti secchi, volevo le arrivassero al cervello. I suoi capezzoli torturati dalle mie dita.
Tuttavia, il calore della sua figa era troppo, capivo che se avessi continuato mi avrebbe fatto capitolare e le sarei venuto dentro, ho optato per una pausa, uscendo dopo un paio di colpi forti che la fecero emettere un paio di urletti invece dei gemiti.
Rimasi fermo un attimo con i suoi capezzoli in mano, lei si gira mi guarda, un veloce bacio a stampo e poi si divincola si accovaccia e si prende il cazzo in bocca. Si getta in un pompino passionale, noto come ad un tratto lei ed il cazzo diventino una cosa sola, io quasi non esisto, si sta riprendendo il piacere di avere un cazzo in bocca che il suo ex le aveva negato, sfogava il suo dna.
Capivo che stava attenta a non voleva esagerare, non voleva che venissi, almeno era la mia sensazione, le accarezzavo i capelli, ma lei era troppo presa, appassionata dal succhiare. Decisi si sollevarla, ma fu dura staccarla dal cazzo, che continuò ad impugnare saldamente, come se avesse paura di perderlo. La baciai con un lungo limone. Poi, sempre con lei attaccata al cazzo, girai attorno al divano andandomi a sedere, di traverso, lei subito mi bacio ancora e si mise in ginocchio davanti a me sul divano, i due occhioni felici, splendenti, luminosi, mi fissarono e poi si gettò a succhiarlo ancora.
Infoiato da tanto erotismo, vedendola cosi famelica di cazzo, mi alzai di colpo le andai dietro e subito in figa con il medesimo vigore di prima. Per poco perché lei godette, non aveva più il ritegno, forse vergogna della sera prima, ma esplose in un orgasmo rumoroso, urlato.
Mentre ancora tremava e aveva contrazioni, la girai, gettandomi a leccarla, caro lettore immagina come era piena di miele, si miele filamentoso, saporito, di intensità minore come sapore a quello della sera prima, quasi più fresco ma mieloso. Lingua, dita ben usate d’esperienza, in breve le sue mani presero la mia testa che venne spinta alla figa come se volesse farmi entrare dentro di faccia e venne in bocca, faccia, quasi mi tolse il respiro. Mi tenne molto molto spinto li, poi tirandomi per i capelli mi fece alzare la testa, fissandomi mi supplico “fottimi fottimi, scopami”. Mi sollevai e puntai il cazzo alla figa entrando come un ariete, sapevo che se mi fossi giocato bene le carte sarebbe venuta ancora e cosi in poco avvenne, ma ero al limite, uscii di colpo sedendomi di peso sul lato opposto del divano, sentivo stavo per esplodere, quelle sensazioni particolari in cui sei in balia del cazzo non sai più controllarlo, lo vedevo agitarsi duro.
Lei si precipitò subito avida dicendo “devo ancora finire la colazione, tu l’hai finita in me” due succhiate e le venni in bocca, lei mentre godevo succhiava, l’ultima che mi aveva fatto una cosa simile era stata la mia defunta moglie.
Altro caffè insieme fissandoci, poi ci preparammo per uscire. Lei si rifece la piacevole coda ai capelli, si rivesti. Una volta in macchina, sollevò la gonna del vestito e ridendo mi mostro che non indossava la mutandina “immagina che scandalo se succede qualcosa sono senza, ma quella per colpa tua era bagnata” e mi diede un bacio.
Attesi in macchina, mentre lei era salita a casa sua, disbrigando un po’ di messaggi telefonici e la rituale telefonata a mia figlia.
Ricomparve, con una gonna leggera, che copriva appena il ginocchio, lievemente a campana color sabbia liscia, una camicetta leggera bianca, un sandalo elegante con una zeppa in corda che ho valutato sui 10 cm, occhiali scuri da sole e un foulard in testa messo in dodo da ricordarmi una via di mezzo tra gli anni Sessanta e quello tipico delle mussulmane.
Con sé aveva anche la borsetta ed una borsa. “Mi sono portata un cambio per la sera, porco, spero non ti dispiaccia, ho capito i tuoi gusti, maiale, per la notte invece credo non mi serva nulla” frase seguita da un ampio sorriso e un bacio. “Le mussulmane non mangiano maiale ma a quanto pare ti piace succhiare il porco” ridendo le diedi un baio a mia volta per poi ridere tutti e due.
Il viaggio di un’ora e mezza circa, fu piacevole, parlando più intimamente del nostro passato e delle rispettive vite, ma la mia attenzione veniva distratta dalle sue gambe, liberamente lasciate libere dalla gonna sollevata in modo naturale, che anche se fosse stato voluto assolutamente risultava naturale e fatto con serenità.
Prima di raggiungere la spiaggetta ben delimitata da un bosco di pini marittimi, ci fermammo nel centro abitato vicino per un dissetante passaggio in un bar. Andando dal parcheggio al piccolo centro cittadino per recarci nel bar che avevo già frequentato in passato, transitammo davanti ad un negozio di costumi ed intimo femminile. Distinto venni attratto dalla procace manichina (mi venga passata la nomenclatura) che indossava uno striminzito bikini, ma non audace da spiaggia di Capocabana, però assolutamente sexy e ridotto. Le diedi uno strattone ed entrammo, non le diedi il tempo di reagire e/o capire, che ne chiesi uno alla commessa, la quale guardo Neza, con una faccina compiaciuta, prese una scatola e aprendola ne mostro la fantasia di colore. Neza mi prese il braccio e mi sussurrò a bassa voce “ma cosa fai io con quello, ma è da ragazzina, dai su” – “ti piace il colore tesoro?” e le diedi un bacio sulle labbra, lei con fare timido scosse la testa annuendo. Pagai e uscimmo. Immaginate le rimostranze di lei, dicendomi se ero folle, che non avrebbe messo un costume cosi ridotto, andò avanti a senso unico fino al bar. Una volta seduti la baciai e le dissi “sei una ragazzina quel culetto perfetto è un patrimonio del mondo e va mostrato”.
Terminata la sua bevanda, mi guardo fissandomi, ancora una volta le due pupille nere arrivarono quasi ad ipnotizzarmi, si alzò prendendo il sacchetto con dentro il bikini e si avviò senza fiatare verso il bagno. Immaginando cosa stesse facendo la mia erezione fu automatica incontrollata. Trascorsero minuti eterni, quando con passo sicuro tornò “su allora andiamo in spiaggia o no”.
Oramai erano le circa le 16, parcheggiata l’auto all’ombra del e del bosco di pini, ci inoltrammo verso la spiaggia libera. Rimasi stupido di trovarla scarsamente affollata, ma devo dire che incontravamo molte famiglie e persone che se ne stavano andando. Con molta semplicità presi i due grandi teli mare che mi ero portato e li mettemmo sulla sabbia. Lei nel contempo, aveva iniziato a spogliarsi, avevo già preso contezza una volta tornata dal bagno del bar, che sotto la camicetta bianca aveva indossato il bikini.
In breve, fu uno spettacolo, non dimostro nessun tipo di vergogna o pudore, ma la vidi sicura di sé. Mi prese per mano e tirandomi ma stando un passo davanti a me mi trascinò verso l’acqua, poi girandosi “allora lo vedi bene il culetto che ti sei preso questa notte”. La sciata la mia mano corse in acqua seguita da me, come ragazzini a giocare nel mare.
Usciti ci mettemmo sui teli a crogiolarsi ed asciugarci, limonando e coccolandoci che nemmeno i ragazzini, ammetto che ci son ostati moment idi imbarazzo, dei pensieri del tipo “ma cosa stai facendo, non si tratta più di scopare qui state facendo gli innamorati, ricordati che il tuo obiettivo è il culetto”, che subito d’istinto andavo a palpare.
Oramai il tramonto era vicino, anzi il sole ci faceva capire che era ora di sloggiare che voleva riposarsi, ci colse in piedi sulla battigia, vicini coccolati. Lei mi bacio, l’ennesimo frullato di lingue infinito, anche in virtù della spiaggia oramai deserta. Prese la mia mano la porto dritta al suo culetto, mi ipnotizzo per l’ennesima volta con gli occhi “mi è venuta fame che dici? Perché poi voglio che consumi il dolce che hai in mano”.
Rimasi basito, lei si avvio verso le nostre cose e mentre camminava si tolse il reggiseno del bikini. Mi guardai in giro, oramai eravamo soli, corsi da lei, la presi di peso e la sdraiai su di uno dei teli, gettandomi e succhiarle il seno, nonostante la sua blanda ribellione, fatta per lo più a parole di circostanza. Con decisione le tolsi anche il tanga del costumino e con il cazzo già super duro, che aveva sopportato troppo in quel pomeriggio, la penetrai di colpo entrai tutto. Ci fissavamo, lei rimase con un urletto afono senza fiato che scaturì in un lungo siii. Scopavamo baciandoci, sotto il mio petto sentivo due capezzoli durissimi che erano a contatto con i mei, alternavo sequenze di colpi rapidi a colpi lenti ma forti come un ariete, che lei apprezzava tantissimo. Le sue gambe avvolsero la mia schiena per poi stringermi e alzare il bacino guardandomi intensamente dicendomi vengo. Furono tremori meravigliosi della sua figa, che si contraeva e rilasciava umori, come se volesse restituire tutto il calore preso dal sole. Ancora sentivo contrazioni, le percepivo con il cazzo duro, mi sorrise felice “siamo matti, cosa stiamo facendo, cosa mi fai fare”. Usci da quel fornetto caldo con il mio ariete “voltati”, li ridendo si mise a quattro zampe, la presi da dietro in figa, non resistetti molto “sto per venire” sfilandomi; lei si voltò di colpo e con un rapido gesto della mano afferrò il cazzo e ci si getto con la bocca. Interruppe il lavoretto “ti ho detto che ho fame”, si rituffò al cazzo con il chiaro intento di farmi venire, cosa che le riuscì facile, ingoiando il suo antipasto.
Si vesti senza intimo (la cosa mi stupì e non poco) gonna e camicetta; andammo verso l’auto. Il fatto di vederla camminare sulle zeppe davanti a me conscio che sotto i leggeri abiti estivi non portasse nulla, mi eccitava e arrapava alla follia.
Sistemai le poche cose da mare nel bagagliaio e una volta salito, la vidi comodamente seduta, oserei il termine stravaccata, felice rilassata, occhi fissi persi nel vuoto, quasi ipnotizzata, ma la cosa che mi prese immediatamente fu notare gli splendidi capezzoli in trasparenza sotto la camicetta. In uno dei momenti di coccole sulla spiaggia avevamo prenotato un albergo in zona tramite la nota applicazione, ove ci dirigemmo subito soprattutto perché bisognevoli di una doccia.
Prendemmo possesso dell’ampia camera, una junior suite. Lei si guardò intorno, esaminando in silenzio tutta la stanza e il balconcino; poi con un fare da ragazzina si spoglio completamente, venne a baciarmi: “fai il bravo che ora mi faccio una bella doccia, riposo un pochino che avrai bisogno di tutte le forze” altro bacio accompagnato da una bella mia pacca sul suo culetto. La osservai dirigersi in bagno, quasi non volevo credere ai suoi anni e due figli.
Avevo però necessità di lavarmi, il sale, la sabbia, così andai verso il bagno. Rimasi sulla porta ad osservarla in doccia che si lavava, classica scena da filmetto anni 80 ed espletai l’impellente bisogno fisiologico.
Tornai a rilassarmi, su di una delle poltroncine, quasi mi addormentai, il fastidioso rumore dell’asciugacapelli, che dovette rimare acceso per molto visti i lunghi capelli neri, era diventato come una ninna nanna. Venni destato dal torpore, da un tenero bacio, “muovi dai che ho fame, intanto mi trucco”, la voce proveniva dalla venere che avevo con me, li nuda, i capelli perfettamente lisci, neri, lucenti, quegli occhi a perla nera. Corsi in doccia, ne avevo bisogno.
Quando uscii la vidi nel suo splendore, i capelli raccolti a coda, come la sera prima, che dal centro del cranio saliva per poi cadere leggera; leggerissimo trucco che esaltava gli occhi e rossetto di un rosso vino. Aveva indossato un vestitino nero aderente retto da due bretelline a filo, corto a mezza coscia, ma la cosa che mi fece strabuzzare gli occhi furono i sandaletti neri, con laccio alla caviglia, con un tacco, chiaramente da 12, a sezione rettangolare ma sottile posto all’estremità del tallone. Sicuramente con uno sguardo da ebete, dissi “e quelli da dove escono (indicando i sandaletti) sei una sorpresa unica come magrebina” – “questi sandali hanno una storia, a loro sono legata, comunque è la prima volta che li indosso per uscire, devi esserne onorato… (sorriso) …dai che ho fame”.
Rapidamente dalla vagina prendo una camicia e il pantalone, ma sempre con gli occhi fissi su di lei. “Sai che quel reggiseno, se mi permetti, non ci sta molto bene, tu puoi permetterti di stare senza sotto a quel vestito, poi siamo al mare” – “ma scherzi ho la mia età, daii, cosa dici, mi vuoi far sentire a disagio?”, intanto prese a specchiarsi all’ingresso, mentre prendevo gli ultimi accessori e mi avvicinavo verso di lei per uscire, la vidi sfilarlo e gettarlo.
Non riuscivo a starle accanto, cercavo sempre di staccarmi per ammirala mentre camminava tra le stradine del paesello, ma era evidente che la cosa non le era passata inosservata, lusingandola. A cena mi racconto che quei sandaletti le era stati regalati dalle assistenti sociali, che l’avevano assistita nel traumatico e complicato divorzio dal marito. Le due dottoresse avevano capito conoscendola durante i mesi di tutela, come era attratta da calzature simili e come volesse occidentalizzarsi. Per lei quei sandali erano un simbolo, che aveva imparato ad indossare tenendoli in casa, ma che mai li aveva portati fuori da casa, per vari motivi, in particolare non avendo occasione per indossarli. Non volli farle ricordare momenti tristi, che a me per altro non interessavano e interruppi l’argomento.
Tornammo, passeggiando verso l’hotel, abbracciati e fermandoci spesso in piccoli angoli deserti a limonare intensamente, le mie mani andavano sempre a quel culetto e ai seni che sapevo liberi sotto al vestitino, potendone percepire i turgidi capezzoli. Era eccitante e chiaro ad entrambi che ci stavamo andando a scopare, nessuno dei due desiderava altro. Le dissi “ho ancora tanta fame o meglio sono goloso, voglio il mio dolce, ricordi (le diedi una pacca sul culetto)”.
Lungo il piccolo corso, diretti alla nostra alcova, transitammo davanti alla farmacia, ancora aperta nonostante la tarda ora serale, verosimilmente vista l’affluenza turistica. Oltrepassata la farmacia, lei di colpo mi disse aspettami un attimo ti prego, la vidi quasi agitata. Entro e da fuori potevo vederla parlare con la farmacista, si capiva che aveva chiesto qualcosa di particolare e ne stava ricevendo spiegazioni. La vidi pagare ed uscire più rilassata sorridente.
Io ero eccitato, svoltammo in un piccolo vicolo pedonale tra gli antichi palazzi in pietra, che avevo immaginato potesse essere una veloce scorciatoia. Tuttavia l’ardore e la follia che quella donna mi stava facendo circolare nelle vene, furono tali che la spinsi in un angolo, iniziando a limonarla intensamente e deciso, ma lei non si sottrasse. Le mie mani volevano quel corpo mi sentivo un polpo arrapato. Le tirai fuori una delle tettine, nonostante le sue flebili e sorridenti proteste, mi gettai a succhiarla, leccarla, strapazzare con la bocca quel capezzolo turgido. Lei non tardo a gemere sommessamente, tra un gemito e l’altro, che cercava di non urlare, diceva lo scontato “non qui”. In preda alla pazzia le sollevai la gonnellina abbassai di forza la mutandina nera, ornata da pizzo, anche abbastanza ridotta, portandola quasi alle sue ginocchia. Senza darle tregua la mano destra andò dritta al suo sesso, che trovai colpo di miele, fradicio, il clito esposto turgido che mi aspettava. La mia mano prima diede piacere a qual clitoride impaziente, poi due dita e con l’opportuna vemenza entrai in lei, praticandole una decisa masturbazione. L’altra mano prese il posto della bocca impugnando la mammella libera dal vestito, la fissai, ci scopavamo con gli occhi, quando lei tremante reggendosi a me venne, si strinse forte alle mie spalle, posando la testa sotto il mio mento, stringendo le gambe. Ci baciammo, delicatamente estrassi la mano da dentro di lei, portando subito le due dita alla bocca e succhiandole in modo che mi vedesse. Lei invece di rimettere lo slip lo tolse mettendolo in borsetta e di scatto si avvio, dicendo “adesso andiamo i camera e mi scopi”.
In ascensore le nostre lingue furo ancora prese tra loro annodate, entravano nella profondità della bocca impazzite; lei tenuta spinta alla parete, con entrambe le mani tenevo il suo seno coperto solo dalla leggera stoffa del vestitino; staffa che voleva essere penetrata, squarciata, dai suoi capezzoli oramai rivolti al cielo tanto erano turgidi.
Arrivati al piano, appena l’ascensore si fermo ci ricomponemmo, lei scatto felina verso la camera, era spendita come camminava lungo quel corridoio ricoperto di moquette, voltandosi più volte a cercarmi con occhi da pantera famelica. Il tempo ti passare la scheda magnetica che si proietto dentro iniziando a sfilarsi il vestitino, mentre camminava. Chiusi la porta ed ebbi la visione di lei, di spalle, rimasta con i soli sandaletti con tacco che lanciava il vestito su di una delle poltroncine.
In me si catenò il peggiore dei maschi eccitati, sopraffatti dall’eccitazione, dalla perversione. Con uno scatto l’afferrai da dietro, una mano su una delle divine chiappette ed una davanti ad un seno. Praticamente di peso, rudemente la girai verso la scrivania presente nella camera, sormontata dalla televisione, facendola appoggiare, posizione che metteva in pieno risalto la sua grazia posteriore. La presi di sorpresa sia per irruenza e velocità, non riuscì a dire nulla fino a che la mia mano destra da dietro non fu nuovamente a masturbarla con vigore. “Ti pregoo nooo sono già venuta, prima in strada, dammi il cazzo voglio il cazzo, oddio porco mi fai venire ancora …. parole frasi in arabo” – “si ti voglio stremare di orgasmi hai solo voglia di godere si vede il tuo corpo non mente, ti vuoi sentire puttana vero, vuoi essere troia, la mia troia” – “si si è vero sento uscire scoppiare la troia che è in me, sono la tua puttana …. ancora poi in arabo”. Di scatto la voltai, le sue chiappette appoggiate al bordo della scrivania la mano con due dita tese nuovamente nella sua calda, accogliente e mielosa, fighetta, mossa con veemenza senza alcuna delicatezza, che in pochi istanti, la porto ad un forte, intenso, orgasmo. Chiuse le cosce, incrociando le gambe quasi bloccandomi la mano dento, la sua mano destra afferro il mio polso facendo in modo che rimanessi in lei. Mi fisso con occhi unici, che dicevano più di mille parole e mi bacio.
Ricambio la mia veemenza, appena ripresasi, anche se continuava a palesare tremori, scosse orgasmiche. Mi spinse sulla poltrona posta vicino all’ampia finestra. Inginocchiandosi, mi slacciò i pantaloni, li sfilo unitamente ai boxer, per gettarsi a capofitto in un super straordinario pompino, nel quale scaricò (a mio presuntuoso parere) tutta la repressa voglia di succhiare cazzi. Governava lei, sentivo come se gestisse con ritmo e cambio tra leccate e succhiate, il mio ardore per evitare di farmi godere. Poi si alzo, fissandomi, come se mi volesse ipnotizzare di mise cavalcioni, facendosi cadere di peso sul mio cazzo oramai divenuto un palo. Un sorriso di felicità riempì il suo volto, sentivo il mio cazzo come se fosse finito nuovamente in una bocca, era come risucchiato stretto da quella figa calda caldissima rovente, non avevo mai scopato una con la figa così calda. Lei gestiva il ritmo degli affondi, si faceva cadere di peso e spinta sul mio palo, voleva sfondarsi, sentivo colare, colare fono a bagnarmi l’ano e oltre, la doccia alle palle. Mi concentrai a succhiare le meravigliose tettine, avevo scoperto quanto erano sensibili, ma le avevo trascurate. Mi prese la testa con un braccio, spingendola verso la tetta che stavo succhiando “veniamo insieme, vienimi dentro ti supplico vieni dentro la voglio dentro. Dentro fammi sentire femmina. Tranquillo ho comprato la pillola del giorno dopo, ti voglio dentro.” A quella supplica, che mai scrivendo riuscirò a descrivere nella sua intensità, non resistessi, il primo schizzo nel profondo di quella vagina/forno. Contestualmente venne anche lei, facendosi cadere di peso su mio cazzo e su di me. Abbracciandomi in un urlo che interruppe mordendo la mia spalla sx (senza mio dolore). Prosegui a scaricarmi in lei fino a che non la sentii quetarsi, respirare affannosamente, ma con regolarità.
Ci alzammo, una volta una davanti all’altro, ci fu una lungo intenso bacio con le lingue che arrivavano alle tonsille. La sua mano andò decisa ad impugnare il mio cazzo semiduro, ancora sporco di sperma e dei suoi umori, appena sfornato. Inizio una delicata sega, lenta con movimenti lungi dolci.
Mi spinse sul letto, poi la visione della pantera che voleva sbranare la preda si manifesto nuovamente, con lei che saliva in ginocchio sul letto ancora adornata da quei tacchi a spillo. Senza dire nulla con ancora il cazzo impugnato, si getto a succhiarlo, pulirlo leccarlo. Non mi aspettavo una mia nuova erezione così potente e rapida. Una volta che il mio cazzo, grazie alle sue cure, venne a sdraiarsi vicino a me baciandomi, “ora porco devi prenderti il dessert da questa troia”.
Prese due dei quattro cuscini presenti sul letto, mettendoseli uno sull’altro sotto la sona lombare con le gambe al cielo. Andai davanti a lei, con un colpo di ariete entrai nella figa, ancora piena di umori e del mio sperma per cercare lubrificanti naturali.
Emisi subito un urletto godereccio, i pochi colpi furono accompagnati dal suo piacere oramai reso palese. Cambiando posizione, mentre le si sistemava i cuscini, presi il gel, mettendolo a portata di mano.
Presi le sue gambe svettanti. che avevano fatto diventare i due tacchi a stiletto delle antenne, le posizionai sulle mie spalle, estrassi il cazzo “ingrassato” da umori e sperma, puntandolo al suo culo.
Un attimo di pausa, volevo farla impazzire fremere, quai secondi in attesa del cazzo che entra nell’ano, so quanto fanno tremare la mente delle donne. Fissandomi, con sguardo e voce languida disse qualcosa in arabo ripetuto due volte, ma dolcemente, poi “sodomizzami ti prego, fallo, lo voglio, ieri mi hai fatta godere, lo voglio non farmi aspettare”. Mentre lo diceva porto entrambe le mani ai glutei allargandoli. Entrai come mio solito, una spinta lenta costante, inesorabile, incurante dei gemiti o lamenti; sentivo quel culetto cedere un po’ più facilmente della sera prima, con lei iniziò a dimenarsi, girava la testa velocemente da un alto all’altro, le sue a mani dai glutei andarono a stringere forte il copriletto. Oramai ero arrivato al culmine tutto dentro con le palle appoggiate, mi fermai, aspettai di incrociare gli occhi con lei.
Apri gli occhi erano sbarrati, mi fissava intensamente, sbarrai di fuoco esprimevano ferocia come se volesse comunicarmi:” stronzo bastardo, mi stai sfondando il culo, sento dolore ma mi piace, mi stai rompendo, sei un bastardo senza pietà”. Fissandola iniziai a pomparle il culo, corsa lunga quasi ad uscire e poi un colpo secco dentro; lei si mordeva le labbra, ma ogli tanto lasciava andare dei piccoli urletti chiudendo gli occhi; intravidi due grosse lacrime colare da quegli occhioni; ero troppo preso dal non venire, il suo sfintere mi stava fasciando il cazzo come se volesse farmi un pompino. Mi fermai un attivo con il cazzo durissimo piantato in profondità, con la mano destra andai alla sua figa ed iniziai a masturbarla con decisione. Lei porto le sue mani ai capezzoli, tirandoli forti, quasi come se volesse staccarli, alzava il bacino facendo forza sulle mie spalle, prima lentamente poi sempre più velocemente fino ad urlare un lunghissimo orgasmo, durante il quale strinse le gambe al mio collo, strinse le cosce per quanto gli era possibile, dimenandosi in particolare con la testa che sbatteva da un lato all’altro, tirandosi ad intermittenza i capezzoli. Rimasi fermo ad ammirare quello stupendo orgasmo, anche perché mi aveva bloccato il cazzo nel suo culetto, per qualche secondo temetti che mi avesse incastrato, bloccato. Lentamente cercavo di sfilarlo cosa che mi riuscì appena le contrazioni orgasmiche si stavano placando e diradando.
Appena fuori, mentre lei era inerme, la presi per le cosce girandola, distesa in posizione prona, con fare animalesco le sai sopra puntando la cappella a quel buchino da cui era appena uscita, buchino che vedevo pulsare mi pareva la bocca di un pesce, entrai deciso. “noooo ancora mi sfondi cazzo me lo rompi bastardo, ma che bello si è bello……poi in arabo” per tutto il tempo che la pompai in culo. Fortuna avevo sborrato nella scopata antecedente cosi anche grazie all’età resistevo, ma era troppo quel culetto aveva una vita propria voleva farmi venire. Ne sono uscito forze troppo bruscamente, tanto che li porto entrambe le mani al culo posizionandole sul buco e rantolando. In pochi secondi afferrai una salvietta che avevo portato li vicino all’inizio di tutto e mi pulii velocemente il cazzo, ma con cura.
La presi per le gambe che ancora si teneva il culo e rantolava, muoveva il corpo ondeggiando, come un pesce appena estratto dall’acqua; la tirai in modo da farla mettere a 90 sul bordo del letto, inginocchiata. La sua resistenza era praticamente nulla, puntai la figa ed entrai, immediatamente ebbi la sensazione di entrare in un altoforno, piena di umori densi, nella stanza si sentiva il classico rumore della figa bagnata scopata con vigore.
Dopo qualche colpo lei inizio ad apprezzare la mia azione, con dei continui si, aveva infilato le mani sotto di sé andando a stringere e tirare i capezzoli. Quasi subito un “vengooo….” lunghissimo riempi la stanza accompagnato dal tremore del suo corpo e dalla sua vagina che si stringeva a veloce intermittenza al mio cazzo. Rimasi fermo.
Poi la frase che mi scosse, una frase inattesa, quasi urlata in quel momento in cui lei era sconquassata dai tanti orgasmi, che poteva essere solo spontanea: “amore ti prego mi vuoi morta, amore fammi respirare”. Erano anni che non venivo chiamato amore, forse stupidamente giudicate Voi come meglio credete, quella parola detta così in quel contesto inizio a rimbalzarmi in testa a fare eco.
Uscii delicatamente dalla sua figa, rimanendo li in piedi come paralizzato, con il mio cazzo che sbatteva duro, vicino a venire. Lei, presumibilmente raccogliendo le sue ultime forze, si giro di scatto, mettendosi accovacciata sui tacchi e fiondandosi a succhiarmi il cazzo, impomatato dei suoi umori e tracce del mio precedente sperma.
Furono poche succhiate devastati, fino a che le venni in bocca, ma lei dopo aver ingoiato pulì bene tutto. Poi si è alzata mi ha baciato, ci siamo baciati. “amore mi hai portata in paradiso, pensavo ieri lo fosse ma mi sbagliavo”. Arretro sedendosi sfinita sul letto, per poi sdraiarsi a braccia aperte. Mi chinai, gli tolsi i sandali con lo stiletto. Poi mi infilai dietro di lei, sedendomi sui cuscini, appoggiato alla spalliera. Lei venne subito a sedersi tra le mie gambe aperte, abbracciati, esausti.
Presi ad accarezzarla dolcemente lungo le braccia, bacetti sul collo da dietro, sulle guance, una mano andò al seno. Credo la cosa duro molti minuti, non so dirvi quanto, potrebbero essere stati 5 come 30. Passavo sui capezzoli cercando di usare la mano come una piuma, darle brividi scosse. Lei protestava mi diceva di smetterla che il suo corpo era al limite era tutto un tremore, era sfinita sensibile. Si giro baciandomi al collo e con una mano alla mia guancia sx.
Impazzito, con la parola amore che mi rimbalzava per la testa, per un istante pensai, ma fu l’unica volta, se questa è puttana la sa fare molto bene. Tuttavia immediatamente ricostruì tante piccole cose innegabili, reali, che erano le prove della sua sincerità, lo stato del suo corpo, i tanti atteggiamenti frenati, molte cose, ma sopra ogni cosa i suoi buchi non mentivano.
Ultimati questi pensieri e (ripeto giudicate voi) arrivato alla conclusione fosse sincera, ancora un raptus animalesco, mi pervade, con la mano andai diretto alla sua figa, deciso. Trovai il suo clito ancora esposto e gonfio, a quattro dita piatte, con vigore, come avevo fatto qualche ora prima, cominciai a masturbarla, lei mi prese il braccio, ma lo poteva solo tenere fermo, mentre la mano continuava il suo lavoro. Era in apnea, respirava affannosamente, non riusciva a far uscire la voce, fino a che, mi sentiti la mano colpita da un piccolo schizzo e poi una colata calda, aveva squirtato. Mentre lo faceva prese a dimenarsi, stringeva le gambe accavallando le cosce le stringeva si menava, riconobbi delle convulsioni e mi spaventai tantissimo. La misi sdraiata, andando ad alzarle le gambe, poi finalmente la vidi calmarsi lentamente riprendere conoscenza.
Mi precipitai al frigo bar, presi una lattina della nota bevanda rossa e bianca, ne riempii un bicchiere e lo portai a lei. Si era ripresa mi sorrise, mentre beveva lenta. Allora mi concessi la seconda metà della lattina osservandolo ci guardavamo nudi entrambi. Poi andai ad abbracciarla, ma lei scherzando mi respinse “no no sei pericoloso, solo se mi prometti basta” “giurin giureta parola di lupetto basta”, ci facemmo una risata.
Appena ripresasi, consumo anche un paio di cioccolatini presenti sopra il frigo bar, poi andò in bagno e perese l’asciugacapelli, che fortunatamente non era uno di quelli fissi, e si mise ad asciugare le tracce dello squirt, “che figura domani con la cameriera, colpa tua, cavoli”.
Finalmente, nudi, coccolati ci mettemmo a dormire.
Al mattino venni svegliato dal rumore della doccia, mi alzai e non potei che ammirarla dalla soglia della porta del bagno mentre si faceva la doccia. Uscita ridendo mi vide con il cazzo duro, “no è basta, adesso ho fame e voglio fare colazione, basta mi vuoi morta porco”. Mi feci la doccia e la barba. Una volta uscito, la trovai con una camicetta quasi hawaiana, una gonna in jeans aderente appena sopra al ginocchio e i sandali con la zeppa.
“su su muoviti” – “ma sbaglio o non hai il reggiseno” – “mi hai abituata tu porco, mi sembra che ieri hai apprezzato o vuoi che lo rimetta” – “no sei bellissima” mi avvicinai e la baciai.
Scendemmo a fare colazione, mentre eravamo in ascensore all’atto dell’apertura delle porte, mentre scendevamo, con lei avvinghiata al mio braccio, mi disse “comunque il reggiseno non è l’unica cosa che non porto”.
Lascio al lettore capire come trascorsi quella colazione, durante la quale le volle che fossi io a darle la pillola del giorno dopo che aveva comprato la serata prima. Appena tornati in camera per prende le nostre cose e riornare verso casa, la spinsi al muro del piccolo e corto corridoio, alzandole la gonna. Erano oramai tre quarti d’ora che mi scoppiava nei pantaloni a causa sua, la penetrai subito, trovando l’accoglienza desiderata, fu una scopata intesta molto breve, ma con la venuta contestuale di entrambi.
Lei con fare scherzoso, prima di chiudere il trolley, si mise una mutandina. Ripartimmo verso casa, fu un viaggio molto silenzioso fatto di tanti sguardi di carezze di baci rubati mentre guidavo, di lei coccolata avvinghiata al mio braccio destro. I dialoghi furo pochi, decidemmo rapidamente di non pranzare lei disse “andiamo a casa tua, sai che poi questa sera mi devi riportare da me, domani si lavora”.
Entrati in casa, mentre aprivo le imposte, lei platealmente, come in un film si spoglio lungo le scale, non dovetti fare altro che raggiungere “la MILF marocchina” in camera. Venni accolto dal lei nuda che subito si accovacciò davanti a me, tirandomi fuori il cazzo mentre mi fissava. In breve, era suo, un pompino di passione come un tributo al cazzo, ritengo non tanto al mio che era li in rappresentanza del genere maschile, ma a ciò che per anni gli era stato negato. Arrivo a farmi tremare le gambe, ogni tanto i suoi occhioni lucidi di gioia mi fissavano brevemente e poi si rituffava nell’accurata opera. La presi infervorato come una animali, dopo parecchi minuti. Mi sedetti su una delle poltroncine del piccolo salottino presente nella grande camera da letto e la feci cavalcare, si scopava da sola, era posseduta, un continuo godere mentre la tenevo per i neri e turgidi capezzoli.
Forse grazie alle tante sborrate in quei due giorni e l’età, stavo resistendo bene, con un cazzo bello duro, che per merito suo quasi mi faceva male. La presi di peso facendola inginocchiare sulla poltroncina rivolta allo schienale. Lei capi subito, si giro di scatto mi fisso, come una condannata al patibolo, rassegnata, ma quasi esprimendo un’ultima supplica. Puntai deciso al suo stupendo culetto che in quella posizione dava il meglio di se stesso, quello di una ventenne, puntai deciso entrando come un ariete arrapato, imbestialito, lei urlo, fortuna non avevo vicini. Subito il tutto si trasformo in un atto di estremo piacere per entrambe, lei prese a godere a godere, iniziando ad imprecare in arabo, stantuffa ero bellissimo il suo culo mi avvolgeva lo sentivo stringere con pulsioni come fosse una mano. Non volli venire mi fermai dentro respirammo entrambi, lei si volto con gli occhi illuminati sorridendo, usci piano piano per non rivoltarle l’ano. Rimasi qualche secondo in piedi in attesa si rialzasse anche lei, limonammo tanto tanto con lei che delicatamente mi segava. Tirandomi per il cazzo arrapati mi condusse nel bagno e mi lavò il cazzo appena uscito dalle sue viscere. Tornammo verso il letto dove la spinsi, gettandomi tra quelle labbra vaginali a leccare un nettare mieloso e fresco, succhiando un clitoride oramai esposto non più vergognoso, ma fiero, svettante e pulsante.
Continuammo a fare sesso per molto tempo, alternando lunghi momenti di baci profondi con il mio cazzo fermo dentro di lei. Mi vuoto letteralmente, facendomi venire due volte, mentre lei era gioiosa ma visibilmente consumata dagli orgasmi. Cademmo in un pisolino di un paio d’ore nudi, per svegliarsi facendo gli innamorati.
La portai a cena, nel medesimo ristorante del venerdì, la prima uscita. Poi la riportai verso casa, ma attesi che lei sostituisse quanto aveva in valigia e con la sua auto mi segui a casa, dormimmo e scopammo ancora.
La mattina ci recammo al lavoro.
Ora la marocchina è la mia compagna, con conviviamo totalmente, solo quando i nostri impegni di lavoro e sui famigliari lo permettono, ma circa tre volte a settimana di media per raggiungere lunghi periodi in ferie o altro. Subito sono riuscito a farla assumere come hostess di terra, anche grazie alla sua conoscenza della lingua araba.
Continuiamo a fare i porcellini e il suo vestire è sempre più erotico, anche per i miei impulsi, il nostro spetro erotico è cresciuto notevolmente, ma questa altra storia.

Grazie ai lettori, ribadisco che nulla è inventato, non essendo un romanziere molti passi saranno di pessima letteratura e me ne scuso.

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